La perdita perinatale: quando un bambino lascia questa terra troppo presto (ma l’amore rimane per sempre)
In occasione del Baby Loss Awareness Day del 15 ottobre 2026, la giornata mondiale dedicata alla consapevolezza del lutto perinatale e infantile, abbiamo voluto rompere il silenzio su una tematica ancora troppo spesso circondata da incomprensione e solitudine. Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Costanza Dilillo, vicepresidente dell’associazione Il Giardino di Aurora APS ETS e volontaria presso il reparto di Patologia della Gravidanza della Clinica Mangiagalli di Milano.
Dottoressa, il 15 ottobre ricorre il Baby Loss Awareness Day. Qual è il senso profondo di questa giornata e perché è ancora così fondamentale parlarne?
«Il 15 ottobre si celebra il Baby Loss Awareness Day, la giornata dedicata alla consapevolezza del lutto perinatale, un’occasione per dare voce a un dolore che spesso rimane nascosto e per ricordare i bambini che hanno lasciato questa terra troppo presto, insieme alle famiglie che continuano a portarli nel cuore. Nel mio percorso di volontariato presso il reparto di Patologia della Gravidanza del Policlinico di Milano – Clinica Mangiagalli, e come vicepresidente dell’associazione Il Giardino di Aurora APS ETS, ho incontrato storie che mi hanno fatto comprendere quanto sia importante accogliere il dolore senza giudizi, fretta o parole di circostanza».
Cosa significa concretamente per una famiglia affrontare una perdita in gravidanza o nei primi giorni di vita?
«Perdere un bambino durante la gravidanza, al momento del parto o nei primi giorni di vita significa affrontare un’assenza profonda, spesso difficile da raccontare e ancora più difficile da far comprendere agli altri. La società fatica ancora a riconoscere pienamente la maternità e la paternità quando un bambino non torna a casa. Eppure, quel bambino è esistito, è stato atteso, immaginato e amato. Ha avuto un posto nei pensieri dei suoi genitori e nei loro progetti, lasciando un segno che il tempo non può cancellare».
Oltre le frasi di circostanza: la sensibilità verso i genitori
Spesso chi sta vicino a una coppia colpita da questo lutto non sa cosa dire e rischia di fare del male pur con buone intenzioni. Quali sono i comportamenti da evitare e come si può essere di reale supporto?
«Una donna è madre anche quando non può stringere il proprio bambino tra le braccia o accompagnarlo nella crescita, perché la maternità non si misura soltanto nel tempo trascorso insieme, ma anche nell’amore che nasce e continua a esistere. Per questo è fondamentale riconoscere il valore di quella relazione, senza ridurla a una parentesi dolorosa da superare. A volte, per stare accanto a una famiglia, non servono grandi discorsi.
È sufficiente ascoltare, pronunciare il nome del piccolo, accogliere le lacrime e lasciare spazio ai ricordi. Al contrario, frasi come «Sei giovane, potrai averne un altro» oppure «Devi essere forte», anche quando nascono da buone intenzioni, rischiano di far sentire i genitori soli e incompresi. Un bambino non è sostituibile e una nuova gravidanza non cancella la perdita. Ogni lutto ha i propri tempi e non esiste una scadenza entro cui si debba tornare a stare bene».
Dopo un lutto perinatale si parla spesso di “bambini arcobaleno”. Come va vissuto il desiderio di una successiva gravidanza?
«Dopo una perdita può nascere il desiderio di una nuova gravidanza, la speranza di accogliere un bambino arcobaleno. È un desiderio prezioso, che merita di essere accolto senza giudizio, ma è importante che non diventi l’unico modo per colmare il vuoto lasciato dal bambino che non c’è più. Il dolore ha bisogno di essere riconosciuto e attraversato, senza sentirsi obbligati a voltare pagina in fretta.

Una nuova vita non sostituisce quella precedente, perché ogni bambino ha il proprio posto nella storia della famiglia. Anche una gravidanza successiva può portare con sé paure, ansia e il timore che quanto accaduto possa ripetersi. Per questo i genitori hanno bisogno di sostegno, ascolto e di uno spazio in cui sentirsi accolti»
L’impatto sulla coppia e la sofferenza del padre
Un evento così devastante che impatto ha sull’equilibrio di coppia?
«La perdita può mettere a dura prova anche la coppia, perché ciascun partner può vivere il lutto in modo diverso, con tempi ed emozioni che non sempre coincidono. Quando il dolore non trova parole condivise, la distanza può aumentare fino a compromettere la relazione. Riconoscere anche questa difficoltà significa comprendere quanto sia importante accompagnare entrambi, senza pretendere che reagiscano allo stesso modo».
Spesso la figura del padre sembra rimanere un po’ in ombra in queste circostanze…
«Spesso, infatti, il padre viene messo in secondo piano, come se dovesse necessariamente essere forte per sostenere la madre. Ma anche lui ha perso un bambino, un futuro immaginato e un legame che aveva già iniziato a costruire. Ha diritto di esprimere la propria sofferenza, senza doverla nascondere per proteggere gli altri. Il lutto perinatale riguarda entrambi i genitori e merita una cura capace di unire competenza professionale e sensibilità umana».
I ricordi tangibili e la memoria che resta
Quanto sono importanti gli oggetti, le fotografie o i ricordi della nascita per elaborare il lutto?
«Le parole utilizzate, il modo in cui viene comunicata una notizia e l’attenzione riservata ai genitori possono lasciare un segno profondo. Accompagnare una famiglia non significa trovare una soluzione al dolore, ma restare accanto, rispettare i tempi individuali e riconoscere quella maternità e quella paternità senza minimizzare ciò che è accaduto. In questo percorso, anche i ricordi concreti possono assumere un valore inestimabile.

Un’ecografia, il braccialetto dell’ospedale, il vestitino preparato con amore, una fotografia della nascita o uno scatto in cui la mamma e il papà tengono il piccolo tra le braccia possono diventare testimonianze preziose della sua esistenza. Persino una tessera sanitaria che arriva a casa dopo la nascita può rappresentare un segno tangibile di quella presenza. Sono ricordi che permettono ai genitori di riconoscere a sé stessi e al mondo che quel bambino è esistito, che è stato amato e che continuerà a far parte della loro storia. Non tutte le famiglie desiderano conservare fotografie o oggetti, e ogni scelta deve essere rispettata. Per chi decide di custodirli, però, questi ricordi possono diventare prove tangibili di un amore immenso, volato via troppo presto».
Qual è il messaggio con cui vuole sintetizzare l’impegno di questa giornata?
«Ricordare non significa rimanere fermi nel dolore, così come continuare a vivere non significa dimenticare. Con il tempo, ciascuna famiglia può trovare il proprio modo di convivere con l’assenza, mantenendo vivo il legame con il bambino e riconoscendo il posto che occupa nella propria storia. Il Baby Loss Awareness Day ci invita proprio a questo: illuminare un dolore che troppo spesso rimane nascosto, creare occasioni di ascolto e costruire una cultura più consapevole, capace di riconoscere il lutto perinatale senza imbarazzo o giudizio.
Parlare di queste perdite significa ricordare che dietro ogni storia ci sono genitori, attese, sogni e un amore che merita di essere riconosciuto. Ogni bambino merita di essere ricordato e ogni genitore merita di poter raccontare la propria storia senza sentirsi dire di dimenticare o di andare avanti. Non sempre possiamo cambiare ciò che è accaduto, ma possiamo scegliere come stare accanto a chi lo sta vivendo, offrendo presenza, rispetto e parole autentiche. Perché una vita può essere breve e lasciare un amore immenso. E anche quando un bambino non può restare tra le braccia dei suoi genitori, il legame che li unisce non scompare. Un bambino può lasciare questa terra troppo presto, ma l’amore che ha donato e ricevuto rimane per sempre».
L’EspertA

Dott.ssa Costanza Dilillo
Pedagogista, educatrice perinatale ed esperta in puericultura. Laureata in Consulenza Pedagogica presso l’Università Cattolica di Milano e con un Master in Psicologia dell’Apprendimento, accompagna madri, padri e famiglie nel delicato percorso dalla gravidanza ai primi anni di vita del bambino. Vicepresidente dell’associazione “Il Giardino di Aurora APS ETS” presso l’Ospedale Mangiagalli di Milano, fonda il suo lavoro sull’accoglienza, la cura della relazione e il benessere materno-infantile.
Nota di trasparenza sulle immagini: Le illustrazioni a corredo di questo articolo sono state create con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale a scopo puramente simbolico e concettuale, per rappresentare i temi trattati nel rispetto della sensibilità e della privacy dei soggetti coinvolti.
