Genitori over 40 che tengono in braccio un neonato genitorialita consapevole

Diventare genitori a 40 anni: come superare la paura di non essere all’altezza. Intervista alla Dottoressa Costanza Dilillo

Diventare genitori a 40 anni è un passaggio esistenziale profondo, in cui il desiderio di un figlio si intreccia con una storia di vita già ricca, strutturata e consapevole. Per approfondire l’impatto emotivo, educativo e relazionale di questa fase, abbiamo intervistato la Dott.ssa Costanza Dilillo, pedagogista ed educatrice perinatale esperta in puericultura.

Cosa significa oggi diventare genitori dopo i 40 anni?

«Diventare genitori dopo i 40 anni significa entrare nella genitorialità con una storia personale già ampia, strutturata e spesso profondamente consapevole. Non si tratta solo di un dato biologico o anagrafico, ma di un passaggio esistenziale in cui il desiderio di un figlio si intreccia con il tempo della vita già vissuta, con le scelte compiute e con le trasformazioni interiori maturate negli anni.

Non sempre è un percorso lineare o programmato. A volte è la vita stessa, con le sue traiettorie impreviste a condurre verso la genitorialità in una fase più matura dell’età adulta. In ogni caso, ciò che emerge è la densità del desiderio e il suo radicamento in una storia già significativa. Come sottolinea Luigi Pati, la genitorialità è un evento educativo e relazionale che coinvolge l’intero sistema familiare, modificandone equilibri, ruoli e narrazioni interne.»

Dal punto di vista educativo e perinatale, cosa accade in questa specifica fase della vita?

«La nascita di un neonato non è mai soltanto un evento biologico, ma un processo di riorganizzazione psichica, identitaria e relazionale. Dopo i 40 anni questa trasformazione si innesta su un’identità adulta già strutturata. Questo può amplificare le risorse come consapevolezza, stabilità emotiva e capacità riflessiva ma anche alcune complessità, come il bisogno di controllo o l’iper-responsabilizzazione. Sempre nell’orizzonte della pedagogia della famiglia, la nascita di un figlio non aggiunge semplicemente un membro alla famiglia, ma ne riorganizza profondamente la struttura interna, ridefinendo equilibri e significati relazionali.»

Come sottolinea la Dottoressa Dilillo, la sfida educativa più importante riguarda la distinzione tra neonato reale e neonato immaginato. «Quando un figlio arriva dopo un lungo tempo di desiderio, è naturale che sia stato pensato, simbolizzato e interiormente rappresentato. Tuttavia, il rischio educativo non è il desiderio in sé, ma la sovrapposizione tra il bambino reale e quello immaginario. Il neonato porta bisogni, tempi e modalità proprie, che non coincidono con le attese costruite nel tempo. Dal punto di vista pedagogico, il compito educativo è sostenere l’incontro con l’alterità del figlio, riconoscendone l’unicità e la non riducibilità a ciò che è stato immaginato.»

La costruzione del legame e la presenza “sufficientemente buona”

Nei primi mesi di vita, il legame si edifica attraverso canali comunicativi profondi e primordiali.

«La relazione si costruisce attraverso processi di regolazione reciproca tra genitore e neonato: contatto, sguardo, voce, ritmo e presenza corporea. Si tratta di una comunicazione prevalentemente implicita, corporea e neuroaffettiva. Dopo i 40 anni può emergere una genitorialità molto attenta e sensibile, con grande capacità di lettura dei segnali del neonato. Tuttavia, questa sensibilità può trasformarsi in iperinterpretazione o anticipazione costante del bisogno. L’educazione perinatale sostiene, in questo senso, la costruzione di una “presenza sufficientemente buona” (Winnicott): una presenza emotiva stabile che non invade, non anticipa e non sostituisce, ma accompagna lo sviluppo delle competenze autoregolative del neonato. Anche il padre assume un ruolo fondamentale di co-regolazione e di equilibrio relazionale.»

Contatto pelle a pelle tra genitore over 40 e neonato regolazione emotiva
Il contatto primario e il riconoscimento del bambino reale nei primi mesi di vita.

Attraversare la complessità delle emozioni

La transizione verso la maternità e la paternità in età matura porta con sé un vissuto emotivo particolarmente denso. Che ruolo hanno le emozioni in questo percorso?

«Le emozioni rappresentano una dimensione centrale della transizione alla genitorialità. Gioia, stupore e gratitudine si intrecciano spesso con paura, senso di responsabilità, vulnerabilità e anche frustrazione. Dopo i 40 anni, queste emozioni possono essere ancora più intense proprio perché il valore attribuito alla genitorialità è spesso molto profondo. Dal punto di vista perinatale le emozioni non vanno eliminate o minimizzate ma riconosciute, attraversate e mentalizzate. La frustrazione, in particolare, è parte del processo: nasce dal confronto tra il neonato reale e le aspettative interiori, e può diventare uno spazio evolutivo se accolto e compreso.»

La narrazione e la lettura come spazi di incontro

In questo percorso di elaborazione, gli albi illustrati e i libri per l’infanzia si rivelano preziosi alleati relazionali:

«Dal punto di vista educativo, la narrazione diventa uno spazio fondamentale di elaborazione emotiva e simbolica. Gli albi illustrati non sono soltanto strumenti per il bambino, ma dispositivi relazionali che permettono al genitore e al neonato/bambino di condividere significati, emozioni e trasformazioni. Dal punto di vista educativo, la narrazione diventa uno spazio transizionale che sostiene la costruzione del legame e l’integrazione dell’esperienza emotiva. In questo senso, testi come “Il mio pezzettino”, “Io gomitolo, tu filo”, “Io dentro, io fuori” e “Un colore tutto mio” risultano coerenti, poiché lavorano sul tema dell’identità, della separazione e della costruzione del Sé.»

Genitore che legge un albo illustrato al bambino educazione perinatale
La lettura condivisa degli albi illustrati come strumento di legame ed elaborazione emotiva.

Una trasformazione integrativa della donna

Diventare madre a 40 anni ridefinisce profondamente anche la percezione di sé. Cosa cambia profondamente nell’identità di una donna?

«Il cambiamento principale riguarda la riorganizzazione identitaria. Non si tratta di una perdita del sé precedente, ma di una trasformazione integrativa. La donna che diventa madre dopo i 40 anni riorganizza la propria identità includendo la funzione materna in una struttura psichica già matura. Questo processo implica una complessa negoziazione tra continuità e cambiamento, tra ciò che si è stati e ciò che si diventa. Dal punto di vista della pedagogia della famiglia, la funzione genitoriale si sviluppa sempre all’interno di una rete relazionale e culturale che ne condiziona forme e significati, come evidenzia Pati.»

Oltre la biologia: una nuova narrazione per la famiglia

«La genitorialità dopo i 40 anni non è una categoria rigida ma una traiettoria possibile della
vita contemporanea. Ogni storia porta con sé un intreccio unico di desiderio, tempo e trasformazione.» prosegue la Dottoressa.

Concludendo: «Dal punto di vista dell’educazione perinatale e della pedagogia della famiglia, il compito non è normare questa esperienza, ma accompagnarla sostenendo la costruzione di una relazione autentica tra genitore e neonato in quanto ogni neonato non arriva per rispondere a una storia già scritta, ma per aprirne una nuova. E ogni genitore è chiamato a questo movimento: imparare a vedere il proprio figlio nella suaunicità mentre impara a diventare madre e padre dentro una relazione che si costruisce giorno dopo giorno.»

 

L’EspertA

Dott.ssa Costanza Dilillo pedagogista ed educatrice perinatale

Dott.ssa Costanza Dilillo

Pedagogista, educatrice perinatale ed esperta in puericultura. Laureata in Consulenza Pedagogica presso l’Università Cattolica di Milano e con un Master in Psicologia dell’Apprendimento, accompagna madri, padri e famiglie nel delicato percorso dalla gravidanza ai primi anni di vita del bambino. Vicepresidente dell’associazione “Il Giardino di Aurora APS ETS” presso l’Ospedale Mangiagalli di Milano, fonda il suo lavoro sull’accoglienza, la cura della relazione e il benessere materno-infantile.

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